mercoledì 12 settembre 2018

L'Europa imbavaglia la rete

La direttiva del bavaglio alla rete è stata approvata a Strasburgo. I signori dei giornali e della televisione che si sono sempre creduti vangelo dell'informazione, avendo progressivamente perso lettori e spettatori a causa del pattume che spesso propongono, approvano una direttiva che impone una tassa sulla condivisione dei contenuti in rete. In pratica, social, blog, video sharing, dovrebbero pagare una tassa ogni volta che un utente condivide, E NON COPIA, un post di un giornale, un trafiletto, un articolo e così via, ma anche foto, video, contenuti audio e così via, rendendo praticamente impossibile ogni sorta di commento al riguardo. Vogliono essere corrisposti, perché la condivisione per loro significa copiare un contenuto, quando si sa per certo che il codice è quello della loro pagina. Vogliono guadagnare dai links perché chiaramente nessuno compra più un giornale o siede tutte le sere davanti al TG di regime. Un vero e proprio bavaglio, un tentativo di minare la rete. Rischieremo pian piano di avere limiti sempre più evidenti, perché chiaramente la rete fa paura. Si stropicceranno le mani i padroni dell'informazione, padroni di RAI, Sky, Repubblica e tutto ciò che ancora gira intorno a quella minoranza che, nonostante in Italia abbia una percentuale ridicola di consenso, continua ancora ad imperare. Questi quatto gatti ci provano con l'Europa con l'appoggio di Macron e Merkel, facendo passare direttive imbavaglianti, distruggendo conseguentemente le fondazioni libere ed eccellenti come ad esempio l'opera di Wikipedia che rischia di chiudere. Come del resto ci abbandoneranno tutti i social network che con questa misura saranno costretti a pagare i diritti alla fonte principale di ogni link condiviso.

Stefano Terraglia

lunedì 10 settembre 2018

Trenta giorni in mare

Il viaggio di una grande nave mercantile ripreso in timelaps nell'arco di trenta giorni. Direi un video spettacolare anche per capire quanta merce inviamo attraverso i mari.

domenica 2 settembre 2018

Patetici ritorni

Mi dispiace che molti nostalgici, e li capisco perché in parte lo sono anche io, abbiano da meravigliarsi di questo nuovo mondo e del degrado culturale nel quale si è infognato. La rete, i social network, il bla bla bla di ogni singolo povero cristo intrappolato nel concetto di condivisione, la politica sempre più contraddittoria, ma soprattutto l'ingenuità di ognuno di noi che a sua insaputa diventa membro di una schedatura mondiale passiva regalando al potere ogni nostra singola scorreggia. E' così e non possiamo farci niente se non decidere di uscire, ma ciò renderebbe ancor più oscurata la nostra partecipazione attiva al movimento di idee che oggi regola il pensiero collettivo. Non esistono alternative, in quanto le piazze sono costantemente monitorate da sistemi tecnologici che permettono l'individuazione di ogni singolo focolaio di resistenza violenta. E non è detto che le voci non possano essere progressivamente oscurate con il controllo e di conseguenza la limitazione della libertà di espressione sulla rete. Quindi i nostalgici non possono esemplificare le nuove strade da percorrere facendo riferimento alle lotte che furono, sarebbe come pretendere di cercare di alimentare a carbone una moderna utilitaria. Tutto il divenire dovrà essere nuovo, originale, affinato ed adattato ai nuovi tempi. Noi nel nostro progressivo invecchiamento possiamo soltanto ricordare e fare tesoro storico di ciò che è stato, dobbiamo prepararci alle novità più che alle repliche. Non ci sarà un altro fascismo, un altro comunismo, un nuovo sessantotto, ma ci saranno novità assolute e proprio perché avranno caratteristiche profondamente differenti dal passato, ci coglieranno, se saremo ancora vivi, di sorpresa. Mi eccita molto di più immaginare cosa sarà che auspicarmi patetici ritorni. 

Stefano Terraglia

lunedì 20 agosto 2018

Le case sotto il Ponte Morandi

Che Genova avesse un'architettura urbanistica complessa non vi erano dubbi, ma sotto quel maledetto ponte tutto questo pare davvero incredibile.

domenica 19 agosto 2018

Cronostoria di una colpa

L'italia uscì disfatta dalla seconda guerra mondiale, i partigiani e gli anglo americani liberarono l'Italia, cadde la monarchia e nacque l'Italia repubblicana. Chapeau a chi ha combattuto. Finita la guerra, seppur ancora in povertà, ma chiaramente in sicurezza, la gente iniziò a partorire figli, che durante la ricostruzione crebbero un po' tra le macerie e un po' tra i cantieri. I loro padri negli anni 50 erano ancora in piazza a combattere per i diritti sul lavoro e a disarticolare i rimanenti stralli che ancoravano lo stato sociale al vecchio regime. Arrivarono gli anni sessanta, ripulite le macerie e lottizzati i terreni agricoli, iniziò lo tsunami del cemento. Palazzoni, automobili e lavoro per tutti. I ragazzi nati nel dopoguerra erano diventati tutti giovanotti, figli di uno stato sociale solido, con le loro scuole, le loro fabbriche, la loro Lambretta. I loro padri con la 500, la 600, l'850 ed il borghese con la 1100. Classificati, tutti. Poi arrivò il 68, esplose la contestazione, generata dall'onda nata sulle spiagge del benessere (California) e non certo dalla fabbriche...scontri tra manifestanti e poliziotti, tra ricchi e poveri insomma. Dal cazzeggiamento borghese, successivamente, arrivarono anche gli anni di piombo, dove un manipolo di illusi, uccidendo degli innocenti senza alcun potere esecutivo, volevano fare la lotta per il comunismo, cagati zero persino dall'Unione Sovietica. Poi arrivarono gli anni 80, il culmine, la Milano da bere, il socialismo Craxiano, l'arrivismo, poi gli anni novanta con Berlusconi....insomma i giorni di oggi. Morale della favola? Noi siamo quella generazione, che per la prima volta dal dopo guerra stiamo peggio dei nostri padri e i nostri figli staranno ancora peggio. Possiamo salvarli? Io dico di si! Iniziamo a fare l'opposto di ciò che è stato sino ad oggi, bisogna cambiare tutto!

Stefano Terraglia

sabato 18 agosto 2018

Da Società Autostrade niente elemosina

Salvini, da Autostrade minimo sindacale - "Ho visto che Autostrade ha chiesto scusa e che metterà dei soldi, meglio tardi che mai, ma se qualcuno pensa che con questo possano pagare le loro colpe ha sbagliato, è solo il minimo sindacale". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini al caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca).  (Fonte: Ansa)

giovedì 16 agosto 2018

Il disastro di Genova

Spazio Informazione Libera si unisce al dolore dei familiari delle vittime del disastro di Genova. Nello stesso tempo ci auguriamo che venga resa quanto prima giustizia.