
A Milano, a giugno, Amazon Web Services ha riunito utility, amministrazioni locali e operatori del settore per «Tech4Water: Milan Edition». Il messaggio, riportato da ANSA, è rassicurante: la crescita dei data center e la gestione sostenibile dell'acqua «possono procedere di pari passo». Prima di entrare nel merito, però, c'è un dettaglio che conta. Il pezzo compare nella sezione ANSAcom ed è segnalato come realizzato «in collaborazione con AWS». Non è un'inchiesta indipendente: è il racconto di un evento organizzato dall'azienda, con le parole dell'azienda. Si può leggere, ma va letto per quello che è.
Che cosa dice AWS
Sergio Gianotti, Head of Public Sector di AWS Italia, ha parlato di «convergenza tra transizione digitale e sostenibilità». L'azienda ha ribadito l'obiettivo di diventare «water positive» entro il 2030, cioè di restituire alle comunità più acqua di quanta ne impieghi nelle proprie operazioni. Sul proprio sito Amazon dichiara di aver raggiunto il 75 per cento di questo obiettivo nel 2025 e indica per i suoi data center un indice di efficienza idrica (WUE) di 0,12 litri per kilowattora, che definisce più di sette volte migliore della media del settore. Sono numeri forniti dall'azienda: nell'articolo ANSA non compaiono, e nessun soggetto indipendente citato li ha verificati.
Gli esempi concreti presentati all'evento sono due. A Bergamo, con Aganova e Uniacque, sensori acustici supportati da intelligenza artificiale e cloud servono a individuare le perdite nella rete idrica: secondo le stime dei partner, il risparmio «potrebbe» arrivare a circa 200 milioni di litri l'anno per i prossimi dieci anni. È una stima, non un risultato misurato. In Spagna, nell'area di Saragozza, un progetto punta a recuperare le acque di ruscellamento dei terreni agricoli per ridurre i prelievi dal fiume Ebro.
Efficienza non vuol dire consumare meno
Il cuore della questione è qui. Il WUE misura quanti litri servono per ogni kilowattora assorbito dai server: è un rapporto, non un totale. Un data center può diventare più efficiente e, nello stesso tempo, consumare più acqua in assoluto, se aumenta la potenza installata. Ed è proprio ciò che accade con la corsa all'intelligenza artificiale, che moltiplica i centri di calcolo e la loro fame di energia. Senza i volumi complessivi, sito per sito e anno per anno, l'efficienza racconta soltanto metà della storia. C'è poi una parte che l'indice, per come è costruito, non vede: l'acqua necessaria a produrre l'elettricità che alimenta i server.
La stessa AWS spiega che i suoi impianti si raffreddano ad aria per gran parte dell'anno e ricorrono al raffreddamento evaporativo nei periodi più caldi. Cioè proprio nei mesi in cui i fiumi sono in secca e l'acqua serve di più all'agricoltura e alle città. La media annuale può essere ottima e, allo stesso tempo, il prelievo può concentrarsi nel momento peggiore per il territorio.
La restituzione e il territorio
«Water positive» è un bilancio contabile: da una parte i litri prelevati, dall'altra quelli «restituiti» o risparmiati con progetti come quello di Bergamo. Ma l'acqua non è l'anidride carbonica, che si mescola nell'atmosfera e si può compensare altrove. È una risorsa locale. Un litro risparmiato nella rete di una città non restituisce nulla a un bacino lontano, magari in piena siccità. Per giudicare il bilancio servirebbe sapere dove avvengono i prelievi, da quali fonti, in quali mesi, dove si trovano i progetti di compensazione e in che condizioni torna l'acqua restituita.
Da questo punto di vista i due esempi non sono equivalenti. Il progetto di Saragozza va nella direzione giusta, perché riduce il prelievo dallo stesso fiume che serve la zona. Quello di Bergamo è utile ai cittadini, ma riguarda le perdite della rete pubblica, non i consumi dei data center: è un servizio prezioso, non una prova che i centri di calcolo pesino poco sulle risorse idriche.
Le domande che restano aperte
- Quanta acqua prelevano, in totale, i data center di AWS in Italia, e da quali fonti?
- Quanta se ne consuma per evaporazione e quanta torna indietro, e in quale stato?
- I progetti di restituzione si trovano negli stessi bacini dei prelievi?
- Chi verifica questi dati, oltre all'azienda che li pubblica?
Una promessa non è ancora un fatto
Il confronto con utility e amministrazioni è benvenuto, e la ricerca delle perdite nelle reti idriche è un intervento concreto. Ma la sostenibilità non si dimostra con un indice di efficienza e un obiettivo al 2030 presentati durante un evento aziendale. Si dimostra con dati pubblici, verificabili, sito per sito. Finché quei numeri non ci saranno, «water positive» resterà una promessa. E sull'acqua, che è un bene comune, le promesse non bastano.
Fonti: ANSA, «Data center e risorse idriche, Aws apre il confronto sulla sostenibilità», contenuto ANSAcom in collaborazione con AWS, giugno 2026; dati su efficienza idrica e obiettivo «water positive»: dichiarazioni di Amazon pubblicate su aboutamazon.com.



