Nel dibattito europeo sulla sicurezza, accanto ai droni, ai sabotaggi e agli attacchi informatici della cosiddetta guerra ibrida, ricorre sempre più spesso un'altra espressione: guerra cognitiva. Non si combatte con i carri armati, ma con notizie false, account automatici, campagne coordinate e, sempre di più, contenuti generati con l'intelligenza artificiale. Il bersaglio non è un territorio, ma il modo in cui le persone si informano, si fidano e prendono decisioni. Questo articolo prova a spiegare che cos'è, a partire da casi documentati, e soprattutto come riconoscerla.
Che cos'è la guerra cognitiva
Il Comando alleato per la trasformazione della NATO la definisce come un insieme di attività condotte in sincronia con gli altri strumenti di potere per influenzare atteggiamenti e comportamenti, agendo sulla cognizione dei singoli e dei gruppi, influenzandola, proteggendola o disturbandola, allo scopo di ottenere un vantaggio su un avversario. In questa visione il terreno di scontro è la mente umana: non soltanto che cosa si pensa, ma come si arriva a pensarlo.
La differenza con la propaganda tradizionale sta proprio qui. La propaganda classica, quella dei manifesti, delle radio di Stato e dei volantini lanciati oltre le linee, cercava di convincere: voleva che il pubblico credesse a una certa versione dei fatti. La guerra cognitiva spesso non ha bisogno di convincere nessuno di una tesi precisa. Le basta creare confusione, moltiplicare le versioni contrastanti, alimentare la sfiducia verso istituzioni, giornali ed esperti, e accentuare le divisioni già presenti in una società. Una popolazione che non sa più a chi credere, o che non crede più a niente, è più fragile e più facile da paralizzare.
Cambiano anche la scala e la velocità. Le piattaforme digitali permettono di raggiungere milioni di persone in poche ore, di scegliere il pubblico con precisione e di sfruttare gli algoritmi che premiano i contenuti più emotivi. E l'attività non si ferma in tempo di pace: è continua, spesso difficile da attribuire, e si inserisce nei normali flussi di informazione. Nel linguaggio dell'Unione europea il fenomeno viene indicato come FIMI, manipolazione e interferenza straniera nell'informazione, e il Servizio europeo per l'azione esterna se ne occupa dal 2015.
Quattro casi documentati
La campagna Doppelganger. Attiva almeno dal maggio 2022, è uno dei casi meglio documentati. Il 4 settembre 2024 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato il sequestro di 32 domini internet usati dalla campagna. Secondo le autorità americane, l'operazione era gestita dalle società russe Social Design Agency e Structura, insieme ad ANO Dialog, sotto la direzione dell'amministrazione presidenziale russa. La tecnica era tanto semplice quanto insidiosa: registrare indirizzi web quasi identici a quelli di testate giornalistiche reali, imitarne la grafica e pubblicarvi articoli falsi, oltre a creare marchi giornalistici inventati. Il traffico veniva poi spinto con influencer, contenuti generati con l'IA, inserzioni a pagamento e account automatici sui social. Gli obiettivi dichiarati nei documenti giudiziari: ridurre il sostegno internazionale all'Ucraina, favorire posizioni filorusse e influenzare gli elettori, comprese le presidenziali americane del 2024.
Le presidenziali in Romania. Il 24 novembre 2024 il primo turno delle elezioni presidenziali romene è stato vinto, a sorpresa, da Călin Georgescu, candidato ultranazionalista e su posizioni filorusse. Pochi giorni dopo il presidente Klaus Iohannis ha reso pubblici documenti dei servizi di intelligence che descrivevano una vasta operazione a favore di Georgescu su TikTok e Telegram, con reti di account coordinati, amplificazione algoritmica, promozione a pagamento e influencer reclutati per sostenerlo direttamente o indirettamente. Il 6 dicembre 2024 la Corte costituzionale ha annullato il primo turno e disposto che l'intero processo elettorale venisse rifatto. È un precedente senza paragoni recenti in un Paese dell'Unione europea, e ha diviso anche gli osservatori: per alcuni una difesa necessaria della democrazia, per altri una scelta che apre interrogativi delicati. La Commissione europea, intanto, ha ordinato a TikTok di conservare tutti i dati relativi alle elezioni romene, nell'ambito del Digital Services Act.
L'audio falso in Slovacchia. Due giorni prima delle elezioni parlamentari slovacche del 30 settembre 2023 ha iniziato a circolare una registrazione audio in cui Michal Šimečka, leader del partito Slovacchia Progressista, sembrava discutere con la giornalista Monika Tódová, del quotidiano Denník N, di come truccare il voto, anche comprando i voti della minoranza rom. Era un falso costruito artificialmente, e i diretti interessati lo hanno smentito subito. Ma il momento era stato scelto con cura: l'audio è uscito durante le 48 ore di silenzio elettorale previste dalla legge slovacca, quando per i media e per i candidati era molto più difficile replicare. Nonostante la qualità scadente, la registrazione si è diffusa su Facebook, Telegram e YouTube.
Il falso Zelensky. Nel marzo 2022, poche settimane dopo l'invasione russa, è comparso un video in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembrava invitare i soldati ad arrendersi. Il filmato è stato caricato sul sito, violato, dell'emittente Ukraine 24. Era un deepfake di qualità modesta: testa sproporzionata, voce alterata. Zelensky ha risposto con un video sui propri canali ufficiali, definendolo una provocazione infantile, e Meta e YouTube lo hanno rimosso. È stato smascherato in fretta, ma ha mostrato a tutti che cosa sarebbe diventato possibile con strumenti migliori.
Il ruolo dell'intelligenza artificiale
L'intelligenza artificiale non ha inventato la disinformazione, ma ne ha abbassato drasticamente i costi. Scrivere centinaia di commenti credibili in più lingue, tradurre articoli, creare profili falsi con volti mai esistiti o confezionare un audio con la voce di un politico richiedeva un tempo squadre intere di persone. Oggi bastano pochi operatori e qualche strumento disponibile online.
I dati raccolti finora, però, invitano a non cadere nell'allarmismo. Nel maggio 2024 OpenAI ha reso noto di aver interrotto cinque operazioni di influenza occulta che usavano i suoi modelli: due russe (Bad Grammar e la stessa Doppelganger), una cinese (Spamouflage), una iraniana (International Union of Virtual Media) e una gestita da una società commerciale israeliana, STOIC. Le usavano per generare commenti, tradurre testi e correggere il codice dei loro bot. Secondo la stessa azienda, nessuna si affidava soltanto all'IA e nessuna era riuscita ad aumentare in modo significativo il proprio pubblico. L'IA, in altre parole, rende più facile produrre contenuti, ma non garantisce che qualcuno ci creda.
Il rischio più sottile dei deepfake, poi, non è solo che un falso venga creduto vero. È anche l'effetto opposto: quando tutti sanno che audio e video si possono fabbricare, diventa più facile liquidare come falsa anche una registrazione autentica e scomoda. Il dubbio generalizzato è esattamente il terreno su cui la guerra cognitiva prospera.
C'è infine un fronte nuovo: i chatbot. Nel febbraio 2024 VIGINUM, l'agenzia francese che contrasta le interferenze digitali straniere, ha individuato una rete di siti filorussi chiamata Portal Kombat, nota anche come rete Pravda, che pubblica enormi quantità di articoli in molte lingue. Nel marzo 2025 un'analisi di NewsGuard ha sostenuto che dieci dei principali chatbot ripetevano le false narrazioni di quella rete nel 33 per cento dei casi in cui venivano interrogati sui temi relativi, ipotizzando una strategia deliberata per inquinare i dati su cui si addestrano e si informano i sistemi di IA. Il quadro però è discusso: uno studio pubblicato nell'ottobre 2025 sulla Harvard Kennedy School Misinformation Review ha trovato percentuali molto più basse, circa il 5 per cento di risposte con disinformazione e l'8 per cento con riferimenti a siti legati al Cremlino, attribuendole soprattutto ai vuoti di informazione affidabile su argomenti poco coperti. Su un punto le due letture convergono: dove manca informazione di qualità, la propaganda trova spazio anche dentro le macchine.
La risposta europea
Le istituzioni si stanno muovendo. Oltre al Digital Services Act, che impone alle grandi piattaforme di valutare e ridurre i rischi per i processi elettorali, il 12 novembre 2025 la Commissione europea ha presentato lo Scudo europeo per la democrazia, una strategia che punta a proteggere l'integrità dello spazio informativo, rafforzare elezioni e media indipendenti e sostenere l'alfabetizzazione mediatica dei cittadini. Il suo perno, il Centro europeo per la resilienza democratica, è stato avviato il 24 febbraio 2026. Le leggi e le agenzie, però, arrivano fino a un certo punto. L'ultima linea di difesa resta il singolo lettore.
Come riconoscerla e difendersi
Uno studio pubblicato nel 2022 su Science Advances da ricercatori delle università di Cambridge e Bristol insieme a Jigsaw, un'unità di Google, ha mostrato che brevi video di circa novanta secondi, diffusi su YouTube per spiegare le tecniche di manipolazione più comuni, aumentavano in media del 5 per cento la capacità degli spettatori di riconoscerle. L'effetto valeva a prescindere da orientamento politico e livello di istruzione. È il principio del cosiddetto prebunking: conoscere i trucchi in anticipo aiuta a non caderci. Ecco alcune abitudini concrete.
Fermarsi quando un contenuto provoca un'emozione forte. Indignazione, paura e rabbia sono il carburante della disinformazione. Le tecniche individuate dallo studio sono proprio queste: linguaggio emotivo e allarmista, false alternative del tipo «o con noi o contro di noi», capri espiatori a cui attribuire problemi complessi, attacchi alla persona invece che agli argomenti, ragionamenti incoerenti. Se un post fa arrabbiare molto, vale la pena aspettare qualche minuto prima di crederci o di condividerlo.
Controllare l'indirizzo, non solo la grafica. Il caso Doppelganger insegna che un sito può sembrare identico a quello di un grande giornale ed essere un clone. Bisogna guardare con attenzione il nome del dominio, cercare la stessa notizia sulla home page della testata vera e diffidare dei link che arrivano da profili sconosciuti.
Uscire dalla pagina e verificare altrove. Invece di analizzare a lungo un singolo contenuto, conviene aprire altre schede e cercare se la notizia è riportata da fonti indipendenti e affidabili. Se una rivelazione clamorosa compare in un solo posto, è un campanello d'allarme.
Diffidare di audio e video «perfetti» che arrivano al momento giusto. Una registrazione compromettente che esce a ridosso di un voto, come in Slovacchia, va trattata con il massimo sospetto finché non viene confermata. Per le immagini è utile la ricerca inversa, che permette di scoprire se una foto è vecchia, decontestualizzata o già smentita.
Osservare chi sta parlando. Profili creati da poco, senza foto reali o con attività continua a ogni ora, molti account che ripetono la stessa frase quasi parola per parola: sono segnali tipici delle campagne coordinate e dei bot.
Non usare i chatbot come fonte unica. Un assistente di intelligenza artificiale può essere utile per orientarsi, ma su temi controversi o di attualità va sempre chiesto da dove prende le informazioni, e quelle fonti vanno controllate.
Ricordare che condividere è amplificare. Le campagne di disinformazione contano sul fatto che siano le persone comuni, in buona fede, a portare i loro contenuti più lontano. Ogni condivisione d'impulso è un piccolo aiuto involontario.
La guerra cognitiva punta in definitiva a una risorsa precisa: la fiducia, nelle fonti, nelle istituzioni e negli altri. Difendersi non significa credere a tutto ciò che è ufficiale, né sospettare di tutto. Significa coltivare un'abitudine semplice e faticosa insieme: prendersi il tempo di verificare prima di credere, e prima di condividere. In uno spazio informativo affollato, il senso critico non è più solo una virtù personale, ma una forma di sicurezza collettiva.
Fonti
- NATO Allied Command Transformation, «Cognitive Warfare: Beyond Military Information Support Operations»
- NATO Allied Command Transformation, «Cognitive Warfare»
- Servizio europeo per l'azione esterna (EEAS), «Information Integrity and Countering Foreign Information Manipulation & Interference (FIMI)»
- Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, «Justice Department Disrupts Covert Russian Government-Sponsored Foreign Malign Influence Operation Targeting Audiences in the United States and Elsewhere», 4 settembre 2024
- The Guardian, «Romanian court annuls first round of presidential election», 6 dicembre 2024
- Radio Free Europe/Radio Liberty, «Romanian Elections Targeted By 'Aggressive Hybrid Russian Action,' Declassified Documents Show», 4 dicembre 2024
- Commissione europea, «Commission, online platforms and civil society increase monitoring during Romanian elections», dicembre 2024
- International Press Institute, «Slovakia: Deepfake audio of Denník N journalist offers worrying example of AI abuse», 31 ottobre 2023
- Harvard Kennedy School Misinformation Review, «Beyond the deepfake hype: AI, democracy, and “the Slovak case”», 22 agosto 2024
- Atlantic Council, «Russian War Report: Hacked news program and deepfake video spread false Zelenskyy claims», 16 marzo 2022
- OpenAI, «Disrupting deceptive uses of AI by covert influence operations», 30 maggio 2024
- SGDSN / VIGINUM, «Portal Kombat: a structured and coordinated pro-Russian propaganda network», 12 febbraio 2024
- NewsGuard, «A well-funded Moscow-based global ‘news’ network has infected Western artificial intelligence tools worldwide with Russian propaganda», 6 marzo 2025
- Harvard Kennedy School Misinformation Review, «LLMs grooming or data voids? LLM-powered chatbot references to Kremlin disinformation reflect information gaps, not manipulation», 15 ottobre 2025
- Commissione europea, «Stronger measures to protect our democracy and civil society» (Scudo europeo per la democrazia), 12 novembre 2025
- Commissione europea, «The new European Centre for Democratic Resilience starts its work», 24 febbraio 2026
- Science Advances, Roozenbeek, van der Linden, Goldberg, Rathje, Lewandowsky, «Psychological inoculation improves resilience against misinformation on social media», agosto 2022
- Università di Cambridge, «How to ‘inoculate’ millions against misinformation on social media», agosto 2022





